Messaggi email inviati dai migliori (unisciti a loro anche tu)

Ti sei mai chiesto perché alcune aziende riescono a riscuotere tanto successo e ottenere risultati così buoni con l’email marketing? Alcuni sanno semplicemente fare bene il proprio lavoro, sanno esattamente quando fare la mossa giusta e questo riesce a garantire ottimi risultati di vendita. Per raggiungere lo stesso successo ti proponiamo un’analisi dettagliata delle newsletter inviate dai migliori, svelando tutti i loro segreti.

Scopri gli esempi di buona prassi, i motivi che si nascondono dietro le decisioni dei mittenti, gli stratagemmi più recenti che utilizzano e tutto il resto di cui avrai bisogno per aumentare le tue conversioni, attirare nuovi clienti e stimolare quelli attuali.

 

1. La lunghezza dei messaggi email – quelli brevi sono veramente i migliori e qual è in realtà la lunghezza ottimale?

La risposta probabilmente la conosci già, vero? Il messaggio deve essere breve e conciso! Questo è vero – ma ogni regola ha le sue eccezioni e anche questa volta è così.

Vediamo i fatti. Abbiamo esaminato le ricerche che analizzano milioni di messaggi email, e siamo arrivati alle seguenti conclusioni:

  • La lunghezza media di una newsletter, che arriva nella nostra casella di posta, è composta da ben 400 parole. Per leggere queste 400 parole ci vogliono in media tre minuti. Non sembra molto, ma oggi giorno ogni secondo è prezioso e siccome il numero dei messaggi email è infinito, anche quei tre minuti potrebbero essere troppi.
  • Non sorprende quindi il fatto che più del 50 % delle email analizzate contiene meno di 300 parole (il tempo di lettura in questo caso si riduce a due minuti). La maggior parte degli esperti di email marketing è consapevole del fatto che di messaggi ce ne sono tanti, di tempo invece poco, perciò le persone preferiscono messaggi più brevi che hanno di conseguenza anche più possibilità di essere letti.
  • Ma arriva la sorpresa: quasi un quarto di tutte le email analizzate contiene più di 600 parole, il 10 % invece addirittura 900 parole o più – per leggere questo contenuto ci vogliono quasi sette minuti.

 

2. Così ora sappiamo come lo fanno gli altri – scopriamo adesso se hanno anche successo

Le informazioni sulla lunghezza dei messaggi email che inviano gli altri sono indubbiamente preziose, ma senza sapere quali sono i risultati raggiunti queste non ci aiutano molto, vero? Nell’email marketing molte volte gli sforzi non vengono ripagati; diverse ricerche mostrano che i destinatari aprono meno di un quarto dei messaggi che ricevono.

In poche parole: anche se hai preparato con cura quattro ottime email e le hai inviate alla tua lista di destinatari, statisticamente guardando, ogni destinatario di queste quattro email ne aprirà solo una. Ma questa statistica, con l’approccio giusto e alcuni buoni stratagemmi, può migliorare in modo significativo.

Uno dei principali vantaggi dell’email marketing è quello di poter monitorare il coinvolgimento dei tuoi destinatari. Così per ogni Newsletter inviata hai la possibilità di vedere quale destinatario ha aperto il messaggio, cliccato sul collegamento o annullato l’iscrizione. Controlla come monitorare le statistiche dei tuoi messaggi nell SqualoMail app.

Le ricerche mostrano infatti che a raggiungere i risultati migliori sono i messaggi email che solitamente contengono tra le 50 e le 125 parole, ma in nessun caso più di 200 parole. Queste email sono state lette e hanno riscosso interesse nel 50 % dei destinatari.

Ma breve può essere anche troppo breve: se i tuoi messaggi contengono 25 parole o meno raggiungeranno risultati peggiori. A questo tipo di messaggi ha risposto solo il 44 % delle persone, le email con 10 parole o meno invece sono state accolte anche peggio, solamente dal 36 % dei destinatari.

 

3. Che dire invece delle email che infrangono tutte le regole?

Abbiamo già detto che il 10 % delle newsletter supera le 900 parole, una delle aziende primatiste, esposte nella ricerca invia addirittura email che in media contengono ben 1800 parole e che un destinatario medio impegna 14 minuti a leggere.

Ma i destinatari continuano comunque ad aprire e a leggere questi messaggi. Ciò ci insegna che la chiave è la qualità e non la lunghezza del messaggio. Se alle persone piace leggere le tue email non si faranno certo problemi a leggere anche messaggi lunghi. Ma dobbiamo sottolineare che ciò vale esclusivamente per i contenuti informativi, educativi o di intrattenimento, e non quelli commerciali.

 

Se stai scrivendo un blog che alle persone piace leggere, probabilmente inviare messaggi lunghi potrebbe funzionare – se invece la tua newsletter è puramente di natura commerciale, cerca di accorciarla il più possibile.

Riassumiamo: breve solitamente è meglio – specialmente se quello che vuoi dire può essere detto in un paio di frasi. Quali sono quindi gli elementi che deve obbligatoriamente contenere la tua newsletter?

  • Chi sei?
  • Cosa stai offrendo?
  • Cosa devono fare i destinatari per usufruire dell’offerta?

 

Nella maggior parte dei casi si può dire tutto ciò in meno di 100 parole, giusto?

Cerca di ribellarti all’impulso di inserire nel tuo messaggio varie cortesie e banalità – ovviamente non c’è bisogno di essere maleducati o scortesi. La maggior parte dei destinatari ti sarà grata se gli risparmierai qualche minuto o due di lettura invece di augurargli buon weekend o chiedergli come stanno oggi.

Un altro consiglio: una volta scritto il messaggio rileggilo ed escludi tutte le parole non necessarie. Rifletti sempre se c’è un modo per dire la stessa cosa con meno parole – solitamente non è una cosa difficile. Con il tempo diventerà un’abitudine evitare tutte le parole inutili, la tua newsletter di conseguenza sarà migliore e ancora più gradevole ai lettori.

Mettiamo i puntini sulle i: quando scrivi un messaggio, scrivilo come se ti stesi rivolgendo a dei ragazzi. Le analisi hanno infatti dimostrato che questi messaggi ottengo il 17 % di successo in più rispetto a quelli scritti in un linguaggio più complesso, e il 36 % rispetto a quelli scritti con un tipo di linguaggio ancora più particolareggiato.

 

4. La lunghezza del titolo (oggetto) dell’email – anche in questo caso meno è meglio?

Anche qui la risposta è sì. Bisogna considerare che il titolo del messaggio email è la prima cosa che incoraggia o dissuade il destinatario dal leggerlo. Perciò, oltre alla qualità, è importante anche la sua lunghezza – il titolo deve riuscire ad attirare già con poche parole. Le ricerche infatti mostrano che il 47 % dei destinatari decide se aprire un messaggio o meno solo in base al titolo.

E cosa dicono le analisi? La maggior parte dei mittenti scrive titoli composti da 40 caratteri, più dell’80 % dei titoli invece ne hanno meno di 60. Ciò è comprensibile considerando che numerosi client di posta elettronica mostrano solo i primi 60 caratteri – se questi non ti bastano per esprimere l’argomento, le possibilità che il destinatario apra il messaggio diminuiscono.

I dispositivi mobili, che vengono utilizzati sempre più spesso per leggere le email, hanno ridotto il numero dei caratteri visualizzati a 33 – 34, vuol dire che lo spazio a disposizione si restringe ancora di più.

In pratica ciò cosa significa? Ad ottenere i risultati migliori sono i titoli che comprendono solo quattro parole, in quanto sono quelli che vengono maggiormente cliccati. Ma attenzione, c’è anche l’altro lato della medaglia: questi titoli dicono poco, perciò l’efficacia complessiva del messaggio può risultare diversa da quella prevista.

Può infatti succedere che il destinatario apra la newsletter e poi capisca di non essere interessato al contenuto, quindi non reagire al messaggio. Se poi consideriamo anche il c.d. CTOR (click to open rate) possiamo concludere che i messaggi più efficaci in effetti sono quelli che hanno nel titolo esattamente sette parole, il che rappresenta circa 41 caratteri.

C’è anche l’eccezione: alcuni esperti consigliano di utilizzare titoli estremamente corti, con circa 20 caratteri o meno. Sono tre le ragioni che sostengono questa idea:

  • titoli così corti vengono utilizzati solamente dal 10 % di tutti i mittenti, ciò significa che in questo modo puoi distinguerti dagli altri;
  • con titoli corti ci sono più possibilità che i destinatari, indipendentemente dal dispositivo e dal client di posta che utilizzano, riescano a leggerlo per intero;
  • i titoli corti possono essere molto misteriosi e cliccati anche solo per curiosità. Ma come già detto prima, molti potrebbero capire successivamente che il contenuto non coincide con le loro aspettative. Ad ogni modo, fino a che non aprono il messaggio, non possono leggerlo, perciò è forse più importante superare questo primo ostacolo.

Fonte: Communigator

Ti starai chiedendo come si fa a dire tutto ciò che si vuole in cosi poche parole? Forse ti aiuterà il seguente punto che parla dell’uso degli emoji nei messaggi email.

5. Emoji – sì o no?

Gli emoji, simboli che esprimono diversi sentimenti, sono diventati molto amati al giorno d’oggi. Sicuramente ne invierai tanti anche tu e forse ti sorprenderanno i risultati delle ricerche, che dicono che negli oggetti delle email gli emoji compaiono solo nel 6,9 % dei casi. Meno del 7 % delle newsletter che riceviamo quindi comprende nel titolo i simpatici simboli, perciò anche qui hai la possibilità di distinguerti.

L’suo degli emoji, d’altra parte, fa sorgere alcune domande alle quali dobbiamo rispondere, prima di poterli includere nella nostra newsletter.

  • È appropriato l’uso degli emoji?

Al giorno d’oggi e nella maggior parte dei casi la risposta è sì. Bisogna però fare attenzione quando si propongono servizi/articoli professionali, per esempio nel campo delle finanze o giurisprudenza. In questo caso l’uso degli emoji potrebbe sembrare poco professionale, negli altri casi invece questi dubbi sono superflui.

  • Gli emoji sono appropriati per il mio pubblico target?

Ottima domanda. Per quanto riguarda le generazioni più giovani questo non è affatto un dilemma, infatti comunicano più spesso con gli emoji che con le parole. Anche le generazioni più vecchie si trovano già a proprio agio con gli emoji, ma il modo più semplice per rispondere alla tua domanda è (sì, hai indovinato!) fare un test!

Testare nuove idee, intuizioni o techinche rimarrà sempre la base dell’marketing.

Cerca quindi di utilizzare un messaggio email uguale, uno con gli emoji e l’altro senza, e vedrai velocemente qual è l’alternativa che preferiscono i tuoi clienti.

  • I destinatari riusciranno a vedere i miei emoji?

Sfortunatamente la risposta è dipende. Da cosa dipende? Da vari fattori che cambiano continuamente, tra questi ci sono anche il sistema operativo e il client di posta che utilizzano i destinatari dei tuoi messaggi. In alcuni casi i destinatari vedranno solo un quadratino e questo non sarà certo simpatico come un emoji. Ti suggeriamo di testare accuratamente la tua newsletter prima di inviare gli emoji per essere sicuro di ottenere i risultati desiderati.

 

E i vantaggi degli emoji?

  • Puoi risparmiare spazio

Un’immagine dice più di mille parole, un solo emoji può sostituire in modo efficace una parola lunga, farti risparmiare spazio e di conseguenza permetterti di dire di più.

  • Più persone apriranno e leggeranno la tua newsletter

L’uso degli emoji può migliorare notevolmente l’efficacia delle tue campagne di email marketing; le analisi infatti mostrano che il 56 % dei marchi, che utilizzano emoji nei titoli, ha riscontrato più email aperte.

  • Sarà più facile esprimere (e di conseguenza suscitare) emozioni

Se aggiungerai al tuo messaggio un po’ più di emozioni, ci sono grosse probabilità che anche i lettori reagiscano in modo più sentimentale. È questo non è certo un male, vero?

  • Ti farai riconoscere nella casella di posta dei tuoi clienti

Come abbiamo già detto prima sono pochi i mittenti che nei loro titoli utilizzano gli emoji, perciò non sarà difficile farsi riconoscere nelle caselle di posta strapiene dei tuoi destinatari.

 

La ciliegina sulla torta: sai quali sono gli emoji più amati, quelli che incoraggiano i destinatari ad aprire le email? Al primo posto c’è il simpatico pupazzo di neve. Chi se l’aspettava? Tra i più popolari ci sono anche quelli con il cuore, la stella, il sole e il semplice smiley.

 

6. Maiuscole o minuscole

Domanda finale, alla quale c’è una sola risposta, semplice e diretta: l’uso delle maiuscole nella newsletter non è mai una buona idea.

Se, per esempio, nel titolo della newsletter userai solamente lettere maiuscole, questa probabilmente verrà segnalata come posta indesiderata (spam), significa che il destinatario non la vedrà mai. Per non parlare del fatto che le maiuscole sul web vengono intese come grida e hanno perciò un tono maleducato.

Già una sola parola scritta in maiuscolo può causare problemi con i filtri per la posta indesiderata, perciò sarà meglio evitare completamente le maiuscole e utilizzare una scrittura normale.

Un consiglio: una delle ricerche ha mostrato che l’oggetto del messaggio scritto in caratteri minuscoli raggiunge risultati migliori, quasi del 35 % rispetto a un comune titolo grammaticalmente corretto. Forse con questo tipo di titolo perderai qualche punto tra gli appassionati di grammatica, ma sicuramente vale la pena provare e vedere cosa preferiscono i tuoi clienti.

 

7. Esiste quindi una ricetta perfetta per la newsletter?

Come avrai già capito da solo – no! Esistono diversi fattori che determinano cosa interesserà o meno ai tuoi clienti, cosa li convincerà ad effettuate l’acquisto e cosa no, e cos’è esattamente ciò che gli farà aprire il tuo messaggio.

Ma ciò non vuol dire che gli esempi di buona prassi non ti aiuteranno a creare le tue offerte email. Sei tu quello che conosce bene i tuoi destinatari, perciò sei anche quello che sa cosa preferiscono, cosa non amano, cosa gli interessa e cosa invece no.  Per questo motivo è importante non prendere i consigli prima elencati come delle regole che soddisfano tutti, ma devi saperli adattare alla tua situazione concreta.

 

Dove cominciare? Dll’inizio, ovviamente! La chiave di qualsiasi attività di marketing è fare test, e ovviamente la cosa più bella è avvicinarsi ai propri scopi subito al primo colpo.

 

Fonte: Optimizely

 

L’A/B testing consiste nell’inviare due versione di un messaggio, che differiscono in uno o più parametri, a una bassa percentuale di destinatari e, in seguito, nell’invio della versione vincente al resto dei destinatari. Questo metodo consente di capire cosa funziona o meno per i destinatari e, di conseguenza, di ottimizzare il contenuto, il design, la chiamata all’azione o l’oggetto. Controlla come testare A/B usando l’applicazione SqualoMail. 

Sarebbe quindi un’ottima idea per la tua prima newsletter optare per un template di una delle aziende che ha un articolo o un gruppo di prodotti simili al tuo e un gruppo target altrettanto simile. Ciò ti darà un ottimo punto di partenza per cominciare con i test e arrivare alla formula perfetta adatta alla tua situazione.

 

Sei senza idee?

Anche questo non è un problema – segui i nostri prossimi post dove ti presenteremo alcuni esempi di ottime newsletter, preparate dai migliori esperti nel settore dell’email marketing.

 

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